Competenze emotive del bambino 0-6 anni

  • Perché il metodo Montessori non funziona?
  • Perché il bambino non rispetta le regole ?
  • Perché un bimbo a 6 anni picchia ancora i suoi compagni?
  • Perché un bimbo di 6-7 anni non riesce a stare seduto per più di 5 min?

Dal momento della sua nascita Il bambino dovrebbe sviluppare, attraverso le sue fasi di crescita fisica, psichica ed emotiva, alcune “competenze” di base, (così le possiamo definire con l’unico scopo di essere un esempio di facile comprensione) che gli saranno di sostegno nello sviluppo della propria personalità, nella capacità di apprendimento e di relazione con le persone. Così come alcune medicine vengono studiate per rilasciare gradualmente nel corpo le loro proprietà curative, allo stesso modo certi cambiamenti nel corpo umano sono programmati per avvenire a un certo numero di anni di distanza nella vita di una persona. All’incirca intorno i 6 anni il bambino inizia a perdere i denti da latte sostituendoli con dei denti nuovi che saranno adatti a un corpo adulto e verso i 12 anni viene sottoposto ai traumatici cambiamenti fisici, mentali ed emotivi che hanno luogo durante la pubertà. Durante la crescita di un bambino tutti gli stadi sono particolarmente significativi. Nel suo sviluppo psicologico/spirituale, ci sono quattro stadi per esempio in cui diventa naturale per lui, assumersi la responsabilità di sviluppare il successivo “strumento” fondamentale della maturità.

I primi sei anni di vita sono occupati principalmente dallo sviluppo della consapevolezza fisica. I sei anni seguenti, fino all’età di 12 anni segnano il periodo naturale per lo sviluppo della sensibilità emotiva. Dai 12 ai 18 la ribellione dell’adolescenza (anche se alcune teorie ne negherebbero addirittura l’esistenza) sintomo naturale dello sviluppo della forza di volontà. E gli ultimi sei anni di questi 2 cicli di dodici anni, dai 18 ai 24, sono il momento della vita in cui l’intelletto inizia a sbocciare in modo naturale.

Parallelamente, come già accennato prima, dal punto di vista fisico i cambiamenti che avvengono nel corpo fisico del bambino corrispondono alla comparsa dei primi denti permanenti intorno ai 6 anni; l’avvento della pubertà all’incirca intorno ai dodici anni; la cessazione dello sviluppo fisico all’incirca a diciotto anni.

In questa sede prenderemo in esame l’influenza delle emozioni dal punto di vista pedagogico, quindi in riferimento all’apprendimento nell’età evolutiva. C’è bisogno di sviluppare una sorta di competenza anche emotiva: per competenza emotiva intendiamo in senso generico

  • la capacità di autocontrollo
  • di gestione della collera,
  • dell’empatia,

ecc. che influisce sui processi di apprendimento. Per apprendimento, purtroppo si fa riferimento solo a ciò che si impara a scuola dai 6 anni in poi, ma il bambino comincia il suo processo di apprendimento subito dopo la nascita, in tutte le sue fasi di crescita.

Nel periodo che va 0-6 , la prima cosa che un neonato deve imparare è a padroneggiare il proprio corpo e fino ai sei anni il bambino è ancora fisicamente impacciato: va a sbattere contro gli oggetti mentre corre, fa cadere le bottiglie mentre ne toglie il tappo, lascia cadere il cibo dalla forchetta mentre mangia. In questi anni si dovrebbe cercare di far penetrare in lui abitudini, gusti e atteggiamenti salutari. E’ a questa età che si riferisce la massima “l’albero cresce nella direzione in cui pende il virgulto.”  Il bambino in questa fase è un vero e proprio organo di senso in cui predominano la fisicità e le sensazioni. Qui si sviluppa il BAMBINO INTERIORE. Prevale quindi lo sviluppo dell’anima e quindi per l’apprendimento, il bambino prima intuisce dentro di sé una verità, non la pensa, e poi sente il bisogno impellente di verificarla e sperimentarla. Ecco perché tocca tutto, butta a terra tutto, vuole entrare dappertutto ecc. Se lo inibiamo, gli diciamo che non si fa, lo rimproveriamo, stiamo impedendo il suo NATURALE sviluppo.

E’ assolutamente normale che consideri tutto suo e tutto e tutti a sua disposizione, è in una fase egocentrica appunto. Se gli diamo dell’egoista per esempio quando non vuole scambiare i giochi con gli “amichetti” a questa età, o se gli diciamo di aspettare, o gli facciamo la morale o razionalizziamo dicendogli che non si può avere tutto, noi stiamo intralciando la SUA maturazione affettiva.

Il suo apprendimento in questo periodo si fonda sull’IMITAZIONE! Perciò tutto quello che sentiamo e  facciamo noi adulti diventerà parte del suo bagaglio, e tutto ciò che si tenterà di spiegare a parole sarà solo tempo perso! Essere un buon esempio, ecco la chiave in questi anni decisivi.

Come diceva Maria Montessori il bambino è una spugna assorbente che impara per imitazione senza comprensione razionale e conscia di quello che accade. Se il bambino non ottiene le attenzioni di cui ha bisogno in questo momento importante, sentirà un senso di vuoto che cercherà poi di compensare per tutta la vita con attenzioni esterne, cibo, oggetti o altro. Il bambino vuole solo amore e se sente di non averne abbastanza inizia a volerlo compensare con altro. Quante volte si assiste a estenuanti lotte di potere per comprare/non comprare il giocattolo, cioccolata ecc.

E ora diamo uno sguardo alla mente del bambino:

Nella fascia di età 0-5 il cervello del bambino si sviluppa di più nelle zone rettiliana e limbica, cioè posteriore e centrale. I bambini non capiscono granché di logica e non sanno dare priorità a ciò che è importante (importante per genitori e adulti chiaramente.) Per comprendere il modo di ragionare dei bambini servono quindi delle “istruzioni” che genitori e insegnanti dovrebbero conoscere perché adeguarsi ad essi è un dovere e necessità.

La mente del bambino è:

  • Senza filtri, nel senso che la mente inconscia è accessibile e ci si può parlare direttamente! Per gli adulti la mente inconscia è raggiungibile solo seguendo percorsi specifici e a volte lunghi. Le onde cerebrali si dividono in Delta, Theta , Alpha e Beta. I bambini da 0-2 anni vivono maggiormente nelle onde Delta (0,5-4 hertz) quelle della mente inconscia che per noi adulti corrispondono alle onde del sonno profondo, senza sogni, le ore dell’abbandono totale e apertura totale. Dai 2 ai 6 anni i bambini vivono più spesso nelle onde Theta (4-8 hertz) che sono per noi quelle della creatività e dell’immaginazione. Ecco perché i bimbi di quest’età vivono nel “loro mondo magico”. E’ in questa fase Theta che i bambini possono essere plasmati molto facilmente, sono come spugne, e imparano moltissimo da AMBIENTE E GENITORI, apprendono comportamenti e acquisiscono convinzioni che poi diventeranno il loro atteggiamento verso la vita per costruirsi un’identità vera e propria dopo l’adolescenza. E’ un’età in cui possono sia imparare sia disimparare facilmente! Dai 6-12 anni il bambino si sposta verso onde Alpha generate dalla parte più frontale del cervello e diventa quindi più vigile e interagisce con il mondo come protagonista attivo.

 

  • La sua mente è ripetitiva e apprende non con le parole e spiegazioni ma con i FATTI e quindi con l’ IMITAZIONE, in modo da usare tutti i suoi sensi. Anche un comportamento “corretto” si impara vedendolo, sentendolo, annusandolo gustandolo e provandone la differenza emotiva. E la cosiddetta memoria procedurale in contrapposizione a quella dichiarativa. Quando nostro figlio non saluta gli altri, o non dice grazie, abbiamo provato, prima di arrabbiarci a chiederci se noi lo facciamo? E Quanto? E in che modo? E’ per noi piacevole? O ancora, forse mio figlio non ha osservato abbastanza o magari quella persona proprio non “la sente”.
  • La sua mente non discute, SE le cose son presentate con tatto e chiarezza. Il bambino a questa età prende per buono ciò che gli viene dato di solito, anche le verdure senza dire “bleah”. Il rifiuto subentra forse poi verso i 3-4 anni quando si manifesta il sentimento di accettazione sociale se per esempio altri bimbi dicono “bleah” anche lui dovrebbe dirlo, oppure perché cambiano i gusti.
  • La sua mente è metodica soprattutto con i più piccolini perché la routine aiuta a creare un ambiente accogliente e rassicurante.
  • Come la nostra mente inconscia, il cervello del bambino reagisce solo a una motivazione nel

Dal punto di vista emotivo invece è molto importante che il bambino impari e esternare sempre le emozioni: se pensiamo al significato di “depressione” e al suo contrario espressione, capiamo che esiste una logica. Le emozioni possono essere depresse cioè premute dentro di noi. Esternarle permette di liberare le emozioni e quindi di sentirsi bene. Che si tratti di gioia o di rabbia, di euforia o isteria, è sempre meglio esprimerla piuttosto che ricacciarla dentro.

I bambini in genere sono felici se qualcuno è felice, ma rimangono inebetiti se qualcuno è triste, oppure si distraggono o pensano ad altro, perché non sono interessati a quell’emozione.

Donald Winnicott, psicanalista inglese, definiva autocontenimento la tendenza a trattenere i propri sentimenti senza liberarsene. Un bambino che si autocontiene non si rivolge all’ambiente per gestire le proprie emozioni. Può apparire tranquillo, quasi distaccato, ma dentro potrebbe essere molto inquieto. La parola emozione è composta da 2 parti: “e” che significa verso fuori, e “mozione” che significa movimento. 

Questa scarica chimica che ci avvolge tutti, quindi, per definizione, DEVE essere espressa, portata fuori. Reprimere le proprie emozioni, non riconoscerle e non saperle esternare e risolvere, è controproducente e anche difficile. Ci vuole una grande energia per tenerle di continuo sotto controllo e in età adulta è sicuramente dannoso per la psiche e per la salute. L’autocontenimento infantile è sempre destinato a rivelarsi un clamoroso insuccesso (Margot  Sutherland).

Prima o poi questi bambini daranno segni di scariche emotive, perché la tensione dovuta alla pressione crescente irrompe all’esterno. Di fatto i bambini non possiedono le risorse necessarie a gestire da soli le loro emozioni problematiche, e quando emergono lo fanno sotto le forme più disparate: agitazione, ansia, preoccupazione, incidenti, comportamenti compulsivi, disordini del comportamento, scoppi d’ ira ingiustificati nei confronti anche della persona sbagliata, incapacità di concentrazione e anche iperattività, disturbi di attenzione.

Per un bambino è indispensabile quindi riconoscere le emozioni e la loro intensità, esprimerle nel modo più produttivo, in base alla situazione e nel giusto grado, imparare che le emozioni sono diverse dalle azioni e possono essere quindi gestite in maniera diversa.

Ecco che qui si possono inserire le arti-terapie nella regolazione delle emozioni.

E’ noto fin dall’antichità come l’espressione /creazione artistica costituisca un mezzo molto efficace di regolazione dell’attività emozionale e contribuisca in maniera non trascurabile alla definizione del benessere psicofisico individuale. Basta citare come esempio la funzione catartica attribuita dai Greci alla rappresentazione della tragedia, la funzione della musica nel mito di Orfeo, o ancora alla funzione della danza come mezzo per esorcizzare malattie (non sempre chiaramente classificabili in termini diagnostici) (nb tarantella o ancora i canti sciamanici.)

NON è necessario credere a questi riti la cui autenticità scientifica a volte tarda ad arrivare, o viene modificata, ecc. ma sarebbe molto più semplice “testare di persona” cosa si “sente” non cosa si pensa tramite l’uso dell’arte. E’ importante dire che non è una cosa immediata, e quindi per noi che siamo abituati a condurre le nostre vite con l’uso della ragione e dell’intelletto, dobbiamo concedere alle nostre parti più fisiche e sensibili di emergere.

Il gesto creativo è un mezzo per entrare in contatto con le proprie emozioni, metabolizzarle e convertire l’esperienza psichica-emotiva in un oggetto concreto. L’immagine fa emergere ed evoca i vissuti che si ripercuotono in noi come se li vivessimo realmente nel qui e ora. Il processo artistico  svolto in ambito arteterapeutico, offre la possibilità di elaborare i nostri vissuti permettendo di viverli fino in fondo mentre ci si identifica nell’oggetto creativo e poi rivederli con una certa distanza emotiva.

Esempio:

La corsa dei colori (Maria Jacomini pag. 106) permette di :

  • acquisire con forza la consapevolezza che il segno sia una traccia del proprio movimento
  • che l’insieme dei segni determina un unico oggetto in cui riconoscersi
  • diventa un’esperienza entusiasmante soprattutto quando accompagnata dalla vibrazione sonora

Effetti:

  1. la modalità ludica coinvolge e motivai bambini a partecipare;
  2. sentono l’energia di gruppo che segue il suo movimento col suono;
  3. il bambino si sente riconosciuto

 

 

 

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